Cardaemort

CARDAEMORT

BIOGRAFIA

Cardaemort è una one man band progressive melodic death metal con influenze black, gothic e dark ambient, fondata l'1 Aprile 2022 a Catanzaro da Francesco Bronti.
Parlando del compositore invece:Francesco Bronti, classe 2001, nasce il 28 agosto in Italia nella provincia di Savona in Liguria.Fin dalla tenera età dimostra di avere un interesse verso la musica. A 16 anni comincia a suonare la chitarra da autodidatta e dopo i 18 anni si trasferisce in Calabria a Catanzaro, da lì inizia a scrivere i suoi primi brani e l'8 gennaio 2020 fonda la sua prima band, i Disgust Young.
Francesco, dopo aver ricevuto il suo primo computer inizia a comporre per conto proprio e inizia a sperimentare le prime tracce metal negli ultimi mesi del 2021.
Il desiderio di fondare un progetto solista nasce quando Francesco Bronti inizia a sviluppare interesse per scrivere e incidere canzoni a modo proprio, ad archiviare competenze pratiche sugli strumenti musicali di suo interesse e infine, ad avere competenze tecniche sui programmi grazie all’importante contributo di suo zio, nonché diretto collaboratore, Savior Calabro, riconosciuto come tecnico FOH. Tra le esperienze del suddetto zio, fù il tastierista dei Glacial Fear, denominato Deathead.
Il progetto solista ha come nome Cardaemort e prende riferimento dalla leggenda catanzarese di Gina Cardamone, da qui il nome del gruppo solista, suddiviso in tre parole: Carda (Cardamone) e (è) mort (morta).
Cardaemort nasce e si sviluppa con l’idea di mettersi nelle fredde vesti di uno spirito dannato che osserva e ascolta tutti, contempla se stesso e gli altri, senza mai esternare troppi segni di vita ai comuni mortali, difatti, quando l'ascoltatore riceve la sua prima esperienza con questo spirito vincolato, l’orecchio apprezza la massima espressione nella più libera forma, del concetto di rabbia repressa che vorticosa, galoppa in un calderone musicale di “Odi et amo” verso la visione stessa del mondo e dai sentimenti di delusioni e soddisfazioni, provati nella moltitudine di esperienze vissute dallo stesso spirito o raccontate dalle persone che esso ha ascoltato.La peculiarità è data anche dall'ispirazione verso i luoghi diroccati, abbandonati all’entropia, sottolineando il fascino che la natura possiede, perché sottomette sempre i confronti contro le impalcature realizzate dall'uomo.

Il 16 dicembre 2024 prende ufficialmente forma la nuova line-up per i concerti dal vivo:

Francesco Bronti – voce e chitarra (frontman)
Alberto Lamanna – chitarra
Francesco Vitaliano – basso
Marco Geraci – batteria

La prima esibizione di questa formazione è avvenuta al Catanzaro Sound – II Edizione, presso il Parco Gaslini di Catanzaro Lido.
In quell’occasione abbiamo presentato La Fenêtre, un brano inedito che farà parte del nostro secondo album di prossima uscita.
I nuovi membri contribuiscono alla dimensione live della band, ma non interverranno sulla scrittura e la composizione dei brani presenti nel nuovo album.

DISCOGRAFIA


La Souffrance De Laisser  (23/08/2026)

Dans Ma Grotte
- Seul
Last Summer (With You)
Loverdose
Délaisser La Souffrance
La Fenetre
- Baptized By Pain
- The Only Way To Go Away
Closing The Portal



LA SOUFFRANCE DE LAISSER

La Souffrance De Laisser è il secondo album in studio di Cardaemort, progetto solista di Francesco Bronti, pubblicato nell'agosto 2026.

Radicato nel Melodic Death Metal, l'album amplia il linguaggio musicale del progetto attraverso influenze symphonic, black metal, progressive, acoustic e dark ambient, dando vita a un'opera oscura, malinconica e profondamente introspettiva.
Con una durata complessiva di circa **51 minuti e 34 secondi**, divisi in nove brani cantati in inglese e francese, La Souffrance De Laisser non vuole semplicemente raccontare una storia: vuole trascinare l'ascoltatore dentro la mente di qualcuno che sta cercando di capire come continuare a vivere dopo aver perso una parte di sé.
Il protagonista dell'album vive inizialmente rinchiuso dentro la propria mente. La sua "grotta" è un rifugio dal mondo, ma allo stesso tempo una prigione che lui stesso ha costruito. È il luogo dove nasconde la propria sensibilità, le proprie ferite, i ricordi e tutto ciò che non riesce a mostrare agli altri.
Ma la grotta non rappresenta soltanto la solitudine.
Rappresenta ciò che accade quando il dolore diventa talmente familiare da trasformarsi in identità.

 - DENTRO LA GROTTA
L'album si apre con Dans Ma Grotte.
La prima immagine è quella di un uomo che si nasconde dal mondo. È stato ferito, ha imparato a trattenere le proprie lacrime e ha chiuso il proprio cuore. Tuttavia, proprio nel fondo della grotta, scopre qualcosa che non può più evitare: scavando sempre più profondamente dentro sé stesso incontra la propria fragilità, la propria oscurità e, infine, la propria realtà.
La grotta diventa così una metafora della psiche.
È un luogo nel quale ci si può proteggere, ma dal quale è altrettanto difficile uscire.

 "Ceci n'est que l'entrée, dans ma grotte je suis mort."

Non è ancora iniziato il viaggio verso la guarigione. Questa è soltanto l'entrata.

Con Seul, l'isolamento assume una dimensione ancora più concreta. Il protagonista comprende che nella vita è possibile rimanere completamente soli. Le ferite generano diffidenza, la diffidenza genera distanza e la distanza diventa una nuova forma di prigione.
La canzone introduce anche una riflessione più ampia sull'esistenza: siamo tutti destinati a morire, la nostra permanenza sulla Terra è soltanto un passaggio, eppure continuiamo a vivere come se il tempo fosse infinito.
Il protagonista non ha ancora trovato una risposta.
Ha soltanto imparato a convivere con il buio.

 - L'ULTIMA ESTATE
Poi qualcosa cambia.
Con Last Summer (With You), per la prima volta, la narrazione esce dalla grotta e guarda verso il passato.
Il protagonista ricorda qualcuno.
L'estate diventa il simbolo di un periodo ormai irripetibile: una stagione luminosa che appartiene a un tempo nel quale quella persona era ancora presente. Ma non è soltanto una canzone d'amore. Nel testo compaiono anche gli amici che se ne vanno, le persone che seguono i propri sogni, la consapevolezza che tutto ciò che amiamo prima o poi può cambiare o scomparire.
L'estate diventa quindi una metafora della temporaneità.
Il tramonto non è soltanto la fine della luce.
È la consapevolezza che anche la luce, per quanto bella, non può durare per sempre.
Eppure il protagonista conserva ancora una speranza:
se tutto deve finire, perché non vivere pienamente ciò che abbiamo mentre esiste?
È probabilmente il momento più luminoso dell'album.
Ed è proprio per questo che ciò che viene dopo fa ancora più male.

 - L'OVERDOSE D'AMORE
In Loverdose, il ricordo si trasforma in dipendenza.
Il protagonista non si limita più a ricordare quella persona: torna continuamente verso di lei con la mente. Ricostruisce una realtà alternativa nella quale ciò che è stato perduto può ancora esistere.
È un'overdose emotiva.
L'amore diventa qualcosa da cui non riesce a disintossicarsi.
La persona amata viene idealizzata, il passato viene ricostruito e la memoria comincia a confondersi con il desiderio. Il protagonista riconosce anche il proprio senso di colpa: ci sono cose che avrebbe voluto fare, parole che avrebbe voluto pronunciare, possibilità che non ha mai avuto il coraggio di vivere.
Ma la memoria non restituisce ciò che è stato.
Può soltanto costruirne una versione nuova.

 "Where my mind returns, creating another reality."

Ed è qui che l'amore comincia a rivelare la propria parte più oscura.
Non è più soltanto ciò che è stato vissuto.
È ciò da cui non si riesce più ad andare via.

 - LASCIARE LA SOFFERENZA
Délaisser La Souffrance rappresenta il centro concettuale dell'album.
Il protagonista comprende che qualcosa deve cambiare.
Ha trascorso troppo tempo a vivere nel dolore, a isolarsi, a scavare nel proprio passato e a cercare risposte che forse non esistono.
Vuole lasciare andare.
Ma scopre una contraddizione fondamentale:
Voler abbandonare la sofferenza non significa essere immediatamente capaci di farlo.
La sensibilità diventa un peso. Gli anni passano, le persone cambiano, ma il dolore rimane. La sofferenza continua a sussurrare nel silenzio della sua vita.
E allora il titolo dell'album assume il suo significato più profondo.
La Souffrance De Laisser non è necessariamente la sofferenza di essere lasciati.
È la sofferenza del lasciare.
Lasciare una persona.
Lasciare un ricordo.
Lasciare una parte di sé.
Lasciare una versione della propria vita nella quale, forse, ci si sentiva ancora completi.
Il dolore non nasce soltanto dalla perdita.
A volte nasce dalla consapevolezza che, per poter andare avanti, dobbiamo essere noi stessi a rinunciare a ciò che continuiamo ad amare.

 - LA FINESTRA
Dopo aver deciso di lasciare la sofferenza, il protagonista arriva davanti a una finestra.
La Fenêtre è uno dei brani più simbolici dell'intero album.
Dalla finestra può vedere il mare, il cielo e un mondo che esiste al di fuori della propria prigione. È il confine tra ciò che conosce e ciò che ancora non riesce ad affrontare.
La finestra rappresenta quindi una possibilità.
Potrebbe essere l'uscita dalla grotta.
Potrebbe essere una nuova vita.
Potrebbe essere semplicemente la consapevolezza che esiste qualcosa oltre il dolore.
Ma anche davanti alla bellezza del paesaggio, il protagonista non riesce ancora a liberarsi completamente.
Vorrebbe gettare il proprio dolore dalla finestra.
Vorrebbe tornare indietro nel tempo.
Vorrebbe rivedere quella persona.
Ma sa di non poterlo fare.
E allora la finestra diventa anche un confine: oltrepassarlo significa accettare che il passato non può essere recuperato.
Per questo Délaisser La Souffrance → La Fenêtre costituisce il cuore emotivo dell'album.
Prima nasce la volontà di lasciare il dolore.
Poi compare davanti agli occhi la possibilità di farlo.
Ma vedere una via d'uscita non significa ancora avere la forza di percorrerla.

 - BATTEZZATO DAL DOLORE
Con Baptized By Pain, l'album compie un'altra svolta.
Il protagonista comprende che il dolore non è semplicemente qualcosa che deve essere eliminato.
È qualcosa che lo ha trasformato.
È stato "battezzato" dal dolore.
Come un rito di passaggio, la sofferenza è diventata parte della sua formazione, della sua sensibilità e persino della sua capacità di percepire il mondo.
Qui emerge uno dei concetti più importanti dell'intero disco: non possiamo crescere senza attraversare ciò che ci ferisce.
Il protagonista non idealizza più la sofferenza, ma ne riconosce il potere trasformativo.
La sensibilità che prima percepiva come una condanna diventa anche ciò che gli permette di sentire ciò che altri non vedono.
Tuttavia, questa consapevolezza non porta automaticamente alla pace.
Il dolore rimane.
L'amore non lo ha cancellato.
Il tempo non lo ha cancellato.
La crescita non lo ha cancellato.
Lo ha semplicemente trasformato in qualcosa di diverso.

 - L'UNICO MODO PER ANDARSENE
The Only Way To Go Away porta il protagonista davanti alla scelta definitiva.
Il brano conserva volutamente un'ambiguità fondamentale.
"Andare via" può significare lasciare una relazione, allontanarsi dal passato, abbandonare una vecchia versione di sé oppure scomparire dalla vita di qualcuno.
Non viene fornita una risposta precisa.
Ed è proprio questa ambiguità a rendere il brano importante.
Il protagonista riconosce che alcune persone possono rappresentare i ricordi più belli della nostra vita e, allo stesso tempo, diventare impossibili da trattenere.

 "The saddest part of my life is that you gave me the best memories."

La memoria, ancora una volta, è una lama a doppio taglio.
Ciò che ci ha reso felici può diventare ciò che ci impedisce di andare avanti.
L'unico modo per continuare il viaggio è quindi accettare che qualcosa debba essere lasciato alle spalle.

 - CHIUDERE IL PORTALE
L'album termina con Closing The Portal.
Il portale è il collegamento tra il presente e tutto ciò che il protagonista ha vissuto: la persona amata, l'estate, la solitudine, la dipendenza, il dolore, i ricordi e la versione di sé stesso che è esistita fino a quel momento.
All'inizio dell'album entravamo nella sua dimensione interiore.
Alla fine, quella dimensione viene chiusa.
Non perché il passato non sia mai esistito.
Non perché il dolore sia improvvisamente scomparso.
Ma perché il protagonista decide finalmente di interrompere il collegamento con ciò che continua a distruggerlo.

 "I've closed the portal."

Ed è proprio dopo averlo fatto che pronuncia la frase più importante dell'intero finale:
"Now I can truly live."
Il ciclo è completo.
La grotta rappresentava l'ingresso.
Il portale rappresenta l'uscita.
Tra i due c'è tutto il viaggio.

 - OLTRE LA STORIA D'AMORE
Sebbene La Souffrance De Laisser possa essere ascoltato come una storia d'amore, questa è soltanto la superficie dell'opera.
Il protagonista potrebbe aver perso una persona.
Ma potrebbe anche aver perso una parte di sé.
La "persona amata" può rappresentare una relazione, una dipendenza, un periodo della propria vita, un trauma, un'ossessione, una versione passata di sé stessi o qualcosa che per troppo tempo ha definito la propria identità.
Persino il protagonista potrebbe non essere necessariamente una persona.
Potrebbe essere la personificazione della solitudine, della depressione, del lutto, della dipendenza, della sensibilità o della crescita personale.
Questo lascia all'ascoltatore la possibilità di riconoscersi nella storia senza dover necessariamente viverla nello stesso modo.
Ed è forse questo il punto più importante dell'album:
non spiegare tutto.
Lasciare degli spazi vuoti.
Permettere a chi ascolta di entrare nella propria "grotta" e decidere cosa rappresentino realmente la finestra, il portale, l'estate, la persona amata e il dolore.

 - UNA DOMANDA
Alla fine, La Souffrance De Laisser non offre una vera risposta.
Offre una domanda:

 "Quanto dolore è necessario per riuscire a lasciare andare ciò che ci definiva?"

Forse non esiste una quantità precisa.
Forse dobbiamo soffrire finché ciò che abbiamo perso smette di essere una prigione e diventa semplicemente una parte della nostra storia.
Forse lasciare andare non significa dimenticare.
Significa ricordare senza essere più prigionieri del ricordo.
Significa accettare che alcune persone, alcuni luoghi e alcuni periodi della nostra vita possono essere stati fondamentali senza essere destinati a rimanere per sempre.
E significa comprendere che chiudere una porta non cancella ciò che c'era dall'altra parte.
Semplicemente, ci permette finalmente di camminare altrove.


La Souffrance De Laisser è quindi un viaggio dalla chiusura all'apertura, dalla solitudine al ricordo, dall'amore alla dipendenza, dalla sofferenza alla consapevolezza e, infine, dall'attaccamento all'accettazione.

Dans Ma Grotte apre la porta verso l'interno.

Seul mostra la solitudine.

Last Summer (With You) riporta alla luce ciò che è stato perduto.

Loverdose trasforma il ricordo in dipendenza.

Délaisser La Souffrance esprime il desiderio di liberarsene.

La Fenêtre mostra una possibile via d'uscita.

Baptized By Pain rivela che il dolore ha ormai contribuito a costruire la persona che siamo diventati.

The Only Way To Go Away impone la necessità della separazione.

E infine Closing The Portal chiude il collegamento con quella parte della propria esistenza.

Non è necessariamente una storia sulla perdita di qualcuno.
È una storia sul momento in cui comprendiamo che, per continuare a vivere, dobbiamo avere il coraggio di lasciare qualcosa che un tempo significava tutto.
Perché a volte la cosa più dolorosa non è essere abbandonati.
È scegliere di lasciare andare.
E forse, soltanto allora, possiamo davvero vivere.



La souffrance de laisser - Approfondimento psicologico del concept

"Quanto dolore è necessario per riuscire a lasciare andare ciò che ci definiva?"

La domanda non riguarda soltanto il momento in cui decidiamo di abbandonare qualcosa che ci fa male. Riguarda il motivo per cui, spesso, sapere che qualcosa ci distrugge non è sufficiente per riuscire a lasciarla.
Ciò a cui siamo legati non è necessariamente una persona o una situazione. Può essere un'identità, un'abitudine, un ricordo, una speranza, un ruolo, persino una forma di sofferenza diventata familiare. Quando qualcosa rimane abbastanza a lungo dentro la nostra vita, può smettere di essere qualcosa che abbiamo e diventare qualcosa che siamo.
Per questo lasciare andare può essere vissuto come una perdita dell'identità: se quella relazione mi definiva, chi sono senza quella relazione? Se il dolore ha accompagnato tutta la mia vita, chi sono quando non devo più combatterlo?

È nel rapporto tra attaccamento e identità che lasciare andare diventa particolarmente complesso. Una persona può rappresentare sicurezza, protezione, appartenenza, conferma del proprio valore o persino il modo attraverso cui comprendiamo noi stessi.
Separarsi, allora, non significa soltanto perdere l'altro: significa confrontarsi con ciò che rimane quando l'altro non c'è più.
Questo può essere osservato nella dipendenza affettiva e, in una prospettiva psicopatologica, in alcune caratteristiche del disturbo dipendente di personalità. La paura della separazione può diventare così intensa da rendere difficile interrompere un legame anche quando è fonte di sofferenza. Non perché non si riconosca ciò che sarebbe necessario fare, ma perché sapere cosa è giusto e riuscire a sostenerne le conseguenze sono due cose diverse.
Anche alcuni aspetti del disturbo borderline di personalità, come la sensibilità all'abbandono, l'intensità dei legami e la difficoltà a mantenere un senso stabile di sé indipendentemente dalle relazioni, possono offrire una chiave di lettura.
Perdere qualcuno può significare allora perdere anche una parte della propria rappresentazione di sé: chi sono io, se non sono più la persona che ero con te?
Perché a volte non è soltanto l'altro a mancare. Manca la persona che eravamo quando esisteva quel legame.

È importante anche ricordare che non esiste una quantità universale di dolore oltre la quale una persona diventa finalmente capace di andarsene.
Non è vero che bisogna arrivare al fondo, perdere tutto o stare abbastanza male per trovare la forza di lasciare. Una persona può scegliere di andarsene prima che qualcosa diventi insopportabile; un'altra può rimanervi legata anche quando la sofferenza è diventata enorme.
La soglia è soggettiva. Dipende dalla storia personale, dal significato di ciò che si rischia di perdere, dalle proprie risorse e da ciò che si immagina possa esistere dopo.
Per questo la sofferenza non è una misura della capacità di lasciare andare.
Una persona può rimanere per anni in una relazione disfunzionale pur riconoscendone la distruttività. In una relazione violenta possono intervenire paura, dipendenza affettiva ed economica, isolamento, perdita dell'autonomia, speranza e svalutazione. Dire semplicemente "devi lasciarlo" significa ignorare che, per quella persona, andarsene può equivalere a perdere contemporaneamente sicurezza, identità, affetti e futuro.
E lo stesso può accadere al di fuori della violenza: un lutto, una dipendenza, un'ossessione, un'amicizia, una fase della vita o un trauma possono diventare strutture attorno alle quali organizziamo la nostra identità.
A volte, ciò che ci impedisce di lasciare non è soltanto il dolore di perdere qualcosa, ma la paura di scoprire chi siamo senza di essa.
La sofferenza protratta nel tempo può diventare parte della narrazione che costruiamo su noi stessi. Può trasformarsi in un modo attraverso cui interpretiamo il mondo, le relazioni e persino la nostra identità.
È qui che la grotta diventa una metafora della psiche: un luogo che protegge e imprigiona allo stesso tempo. Un rifugio nel quale ci siamo nascosti, ma che, con il tempo, può diventare l'unico luogo che riconosciamo come nostro.
Se ho costruito me stesso attorno al mio dolore, cosa succede quando il dolore non è più il centro della mia vita?
Forse è proprio questo il vuoto che fa più paura.

La sofferenza del lasciare è diversa dalla sofferenza dell'essere lasciati.
Nel secondo caso subiamo una perdita. Nel primo dobbiamo riconoscere che, per quanto qualcosa abbia significato per noi, possiamo essere noi stessi a dover scegliere di interrompere il legame.
Questo non cancella il valore di ciò che è esistito.
Il ricordo può continuare a esistere senza continuare a governare il presente. La guarigione non richiede necessariamente di cancellare ciò che ci ha ferito, ma di modificare il rapporto che abbiamo con esso.
È il passaggio da: "questa cosa è parte di ciò che sono" a: "questa cosa è parte della mia storia." Lasciare andare, quindi, non significa dimenticare. Significa poter ricordare senza essere più prigionieri del ricordo.

Ed è forse qui che la domanda trova la sua vera forma: quanto dobbiamo soffrire prima di riuscire a lasciare andare?
Forse non fino a quando il dolore diventa insopportabile. Forse non esiste una soglia.
A volte lasciamo andare quando comprendiamo che continuare a trattenere qualcosa richiede più di quanto siamo disposti a perdere. Altre volte quando ciò che ci teneva legati perde lentamente il proprio significato. Altre ancora abbiamo bisogno di tempo, distanza e nuove esperienze prima di riuscire a immaginare una vita nella quale quella cosa non occupi più il centro. Per questo non possiamo stabilire dall'esterno quando qualcuno dovrebbe essere pronto a lasciare.
Possiamo riconoscere che qualcosa è distruttivo, ma il riconoscimento razionale del dolore e la possibilità psicologica di separarsene non sono necessariamente la stessa cosa.
Forse, allora, la domanda non è davvero quanta sofferenza serve, ma quanto di noi siamo disposti a perdere per non perdere più noi stessi?
Forse nessuno.
Forse moltissimo.
Forse, semplicemente, non esiste una quantità misurabile.
Ed è proprio questa impossibilità di stabilire una soglia universale a rendere la domanda profondamente umana.
Perché lasciare andare non significa smettere di amare, di ricordare o persino di soffrire.
Significa riuscire, lentamente, a fare spazio a una versione di sé che non abbia più bisogno di ciò che sta lasciando per sapere chi è.




ATTREZZATURA UTILIZZATA


Pedaliera: ZOOM G3X
Scheda Audio: UAD Volt 276
Strumenti Musicali: Ibanez Prestige RG1570-BK - Yamaha APX500III - Marcus Miller M2 - SHURE PGA58
Computer: Dell Inc. OptiPlex7020 Microsoft Windows 10 Pro a 64 bit
Software: Cubase 13 Pro
VST Instrument: EZDrummer 2 - Pianoteq 6 - KORG Triton/Triton Extreme

Dans Ma Grotte
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

Seul
Scrittore e Compositore Francesco Bronti 

Last Summer (With You)
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

Loverdose
Scrittore e Compositore Francesco Bronti 

Délaisser La Souffrance
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

La Fenêtre
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

Baptized By Pain
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

The Only Way To Go Away
Scrittore e Compositore Francesco Bronti

Closing The Portal
Scrittore e Compositore Francesco Bronti


Premix: Francesco Bronti
 Mix & Master: SPLSOUNDLAB


The Whispering House (17/04/2024)

- Meeting The Ghost
- The Bridge Of Souls
- Cracked House (Outside)
- Land Of Slavery
- Endless Forest
- Cracked House (Inside)
- Opening A Portal


A cura di Enzo Li Calsi
Questo è un album solitario più che solista, che porta l’ascoltatore a vorticare in un mulinello di note e voci calde, nettamente distaccate dal freddo che i testi ritraggono.
Spicca la dannazione dell’essere, di un’anima che non si dà pace, e persa nel mondo, non riesce a trovare quella bellezza che potrebbe curarla e cullarla, al contrario quel che trova sono infinite vie con le quali ci si ammala e ciò che più dovrebbe ravvivare il corpo, muore in esso rassegnato al vivere lento e interminabile che una vita lontana dalla bellezza consiste. Una morte silente che prende forma nel suo senso più grande e raggiunge il corpo soltanto quando i volti, esasperati da una bellezza inesistente e inappetibile ai sensi, si abbandonano a un vorticoso bacio col vuoto, che forse a volte per l’energia che trasmette, riesce a zittire la tediosa ricerca di luce in un modo immerso nell’oscurità.
Si può assaporare il contrasto tra un paesaggio boscoso, di cui la Sila è massimo rappresentante, e l’urbana miseria che affligge tutti gli animi, senza che neanche se ne accorgano. Sebbene la natura possa sembrare benevola, viene ritratta nella sua versione più oscura, con tempesta e nebbia, difatti, sebbene possa regalare i colori che ricerchiamo, ci respinge con sé stessa alla visione di sé stessa più ampia e probabilmente, sé stessa salvifica.
Queste sono alcune delle sensazioni che ho percepito all’ascolto e così come la nebbia nel bosco cela il più bel pino, le mie parole non fanno vedere oltre, così che voi ascoltiate e tocchiate con mano questo paesaggio musicale, abbandonando le strade e perdendovi nei sentieri per poi negarvi anche quelli e crearne di nuovi, che è un po’ come lanciarsi nel vuoto di Cardaèmort. 




L’idea di “The Whispering House” sboccia nella realizzazione del primo progetto, ossia “Land Of Slavery” verso la fine del 2022. Questo è stato il primo brano realizzato su Cubase 5 di senso compiuto dopo varie sperimentazioni create in precedenza su Audacity e poi riproposte sul nuovo software.
Successivamente, prendendo mano sul programma e sulle tecniche di missaggio, ho iniziato ad espandere e conoscere nuovi metodi d’approccio nella composizione, svariando sulle progressioni, cambi di metrica e BPM.
Da queste nuove competenze acquisite, trovando anche il mio unico sound per i singoli strumenti, nascono brani come: “The Bridge Of Souls” (secondo progetto realizzato), “Meeting The Ghost” (terzo progetto realizzato), “Opening A Portal” (quarto progetto realizzato), “Cracked House (Outside)” (sesto progetto realizzato).
Durante la realizzazione dei brani, nella mia vita privata (anno 2023), ho dovuto affrontare due traslochi che mi hanno fatto perdere mesi di tempo, ma la mia volontà irrefrenabile di continuare a sviluppare altri brani ha portato anche nuove idee particolari come: “Endless Forest” realizzando un mix tra il goth e il black/death metal e “Cracked House (Inside)”, un brano acustico con una tematica molto intima e delicata.

Prima di scrivere i testi in questi brani ho lavorato sulla strumentale e per le tematiche ho voluto ispirarmi a ciò che ho vissuto e visto in questi quattro anni vivendo qui a Catanzaro, impostando nei testi una sensazione di malessere, solitudine, paura e tensione in degli ambienti che, secondo la mia immaginazione, possono essere visti con occhi diversi dalla realtà.

Durante la realizzazione dei singoli brani, avvertivo una sensazione di piacere nell’ascoltare le tracce, di stimolo perché adoravo quello che stavo realizzando e di orgoglio perché creavo e finivo i progetti da solo e mi mettevo sempre alla prova superando ogni volta me stesso.

Ho iniziato a vedere la musica in maniera nettamente diversa, non mi piace la monotonia e adoro ascoltare sempre qualcosa di innovativo.Mi piace sperimentare sui suoni, perché possono suscitare sensazioni ed emozioni diverse, ogni cosa deve essere sensata e sentita dentro nell’animo.Il mio approccio con gli strumenti musicali è totalmente cambiato, non è “uomo e strumento musicale”, ma è un corpo unico che si esprime e che emana un benessere interiore ed esteriore.



ATTREZZATURA UTILIZZATA


Pedaliera: ZOOM G3X
Strumenti Musicali: Ibanez Prestige RG1570-BK - VGS Eruption - Yamaha APX500III - EKO VJB 200 - SHURE PGA58
Computer: Samsung R530/R730/R540 Windows 7 Home Premium a 64 bit
Software: Cubase 5
VST Instrument: EZDrummer 2 - Pianoteq 6

Meeting The Ghost
Scrittore e Compositore Francesco Bronti in collaborazione con Savior Calabro

The Bridge Of Souls
Scrittore e Compositore Francesco Bronti 

Cracked House (Outside)
Scrittore e Compositore Francesco Bronti in collaborazione con Savior Calabro

Land Of Slavery
Scrittore e Compositore Francesco Bronti 

Endless Forest
Scrittore e Compositore Francesco Bronti in collaborazione con Savior Calabro

Cracked House (Inside)
Scrittore e Compositore Francesco Bronti in collaborazione con Savior Calabro

Opening A Portal
Scrittore e Compositore Francesco Bronti


Premix: Francesco Bronti
 Mix & Master: SPLSOUNDLAB

INTERVISTA

Cardaemort. La casa dei sussurri di Francesco Bronti 

A soli 24 anni, Francesco Bronti, musicista polistrumentista nato a Savona e oggi attivo a Catanzaro, ha costruito passo dopo passo un percorso artistico autonomo e determinato. Chitarrista dal 2016, cantante, bassista e compositore, Francesco ha trasformato la passione adolescenziale per il rock e il metal in un progetto solista ambizioso: "Cardaemort", una one man band di progressive melodic death metal.

Dalla sperimentazione con i sequencer di "Little Big Planet 2" fino ai Live nei Contest e nei locali calabresi, il suo cammino è segnato da studio autodidatta, ricerca sonora e desiderio di superare i propri limiti. Con l'uscita del primo album "The Whispering House" (17 aprile 2024), Francesco apre le porte del suo universo musicale fatto di atmosfere oscure, tecnica, melodia e introspezione.

In questa intervista esploreremo le radici del suo percorso, la nascita di "Cardaemort" e la visione artistica che guida il suo progetto.

E allora signor "Cardaemort" 😁, ci racconti del death metal e del suo urlo più estremo, violento in superficie, ma profondamente catartico, e di come caos e oscurità diventano pura espressione emotiva...e benvenuto Francesco. Con te ci siamo conosciuti al Copabay quando ti "ingaggiai" per aprire un Live al caro amico Giorgio Caporale in coppia con Enrico Santangelo, noto batterista e collaboratore di Fiorella Mannoia, Alexia ed Emma Marrone, tanto per citare qualche nome celebre...

1. "Cardaemort" è una One Man Band. Cosa ti ha spinto a scegliere la strada solista invece di continuare esclusivamente con una band?

Risposta • Ho deciso di intraprendere la strada da solista perché, suonando con il mio primo gruppo, i "Disgust Young", avevo sempre l'ambizione di comporre nuova musica. Al Copa Bay abbiamo eseguito un repertorio acustico di oltre 20 canzoni: quattro erano nostri brani, mentre il resto erano cover. Suonavo insieme a Marco Barberio (batteria) e Davide Chiriano (chitarra). Alla fine del 2023 si era aggiunto anche Tommaso Di Biasi (basso) e abbiamo suonato un'ultima volta al Polivalente di Catanzaro. Vorrei dedicare un saluto a tutti e tre, siamo in ottimi rapporti e auguro anche a loro un felice proseguimento. Con Davide ci siamo ritrovati a suonare nella tribute band di Ligabue, "Sogni di Rock 'n' Roll", e stiamo continuando a collaborare.

Al di là di questa lunga parentesi, i Disgust Young si sono sciolti alla fine del 2023. Ora però vorrei fare un passo indietro. Ho dato vita al mio progetto solista, "Cardaemort", il primo aprile 2022, perché alla fine del 2021 avevo realizzato alcune demo di brani che poi sono confluiti nel mio primo album, "The Whispering House", come la canzone "Land Of Slavery". Nel 2023 ho affrontato due traslochi nell'arco di otto mesi, è stato un periodo difficilissimo per me e per mia mamma, ma grazie al supporto di mio zio Salvatore Mancuso (Savior Calabro / Deathead) non ho smesso di incidere musica. Così, il mio primo album l'ho composto nel bel mezzo di questi traslochi.

2. "The Whispering House" è il tuo primo album ufficiale. Qual è il concept o il filo conduttore che lega i brani?

Risposta • All'interno del mio primo album ho fatto vari riferimenti a Catanzaro. Questa città mi ha ispirato molto, e in essa ho immerso una sensazione di inquietudine. La copertina raffigura una casa situata nel quartiere di Santa Maria, nel 2023 abitavo proprio lì.

Parlando dei brani, "Meeting The Ghost" è l'apertura a tutto, al nome del progetto, a una storia, a un fantasma, una leggenda metropolitana di Catanzaro. Questa storia mi ha affascinato perché collega due figure importantissime. La prima è il fantasma, perché io mi percepisco come tale, so di esistere, ma non esisto per tutti; solo poche persone mi conoscono davvero. Nei miei momenti di riflessione sto in silenzio, osservo il mondo, non spavento, viaggio attorno ai vivi senza voler fare del male a nessuno. Sono una figura innocente, dannata, perché cerco di guardare oltre. Aprire la propria visione fa rendere conto di quanto sia profondo il vuoto, come se non ci fosse mai una fine. È questo il bello, non c'è nessun limite, come nella musica. La mia arte non ha una definizione chiara, è tutto ciò che coltivo dentro, e io non smetterò mai di conoscermi.

La seconda figura è Alice, la ragazza che mi ha stravolto. Mi sono innamorato di lei in Liguria nel 2015, quando attraversavo un periodo difficile a causa del bullismo. Avevo appena finito le scuole medie e, in una giornata nuvolosa e fredda alla fermata del bus, mi immersi nel suo sguardo e volli conoscerla. Parlando con lei poche volte, scoprii che ascoltava rock e metal, dai Metallica ai Megadeth, passando dai Soundgarden e Pearl Jam, e così via. Ripresi la chitarra classica che mio papà mi aveva comprato qualche anno prima, ma col tempo mi accorsi che lei non era innamorata di me. Nonostante questo, non smisi di suonare, la chitarra mi stava tirando fuori da un mondo altrettanto grigio e solitario. Grazie a essa ho conosciuto tantissime persone, e sicuramente se non fosse stato per Alice, che ha acceso quella mia candela ormai spenta, non avrei conosciuto chi oggi mi vuole bene e che stimo. C'è sempre la possibilità di essere importanti per qualcuno, perché agli occhi degli altri possiamo trasmettere qualcosa.

Successivamente, "The Bridge Of Souls" parla del ponte Morandi di Catanzaro. Esiste un altro ponte Morandi, quello di Genova, sul quale ero passato il giorno prima del crollo. Questo evento mi ha segnato, ci ricorda che non abbiamo il pieno controllo del nostro destino. Da un lato c'è la tragedia che non possiamo evitare, dall'altro la scelta di affrontarla. Questi due ponti con lo stesso nome hanno dato vita a una delle mie canzoni più apprezzate dai fan.

"Cracked House Outside / Inside" descrive le fragilità dell'essere umano, ispirandosi alla casa di Santa Maria presente sulla copertina. Ho capito che tutti siamo fragili, non esiste una persona "forte", siamo tutti feriti, con crepe e umidità dentro difficili da espellere, soprattutto sotto la pioggia. La gente non comunica, è distante dalla società come quella casa, persa nel nulla. Presentiamo agli altri versioni diverse di noi stessi, ma in realtà siamo come quella casa. Chi decide di "abitare" dentro di noi a lungo conoscerà i nostri traumi, il nostro carattere, le fragilità. Ci sono persone affezionate alla propria casa che non la abbandonano, noi possiamo essere la dimora di chi cerca sicurezza, ma chi riconosce le proprie fragilità tende a isolarsi.
"Land Of Slavery", come suggerisce il titolo, parla della schiavitù sul lavoro, di come soffriamo vivendo vite monotone, annullandoci per niente e consumandoci per il solo scopo di arricchire i potenti. Mi auguro che avvenga un risveglio a livello globale. È stato il primo brano scritto per questo progetto, la prima demo fu registrata su Audacity, poi passai a Cubase 5.

"Endless Forest" si ispira alla Sila, le sue fitte foreste possono essere inquietanti. Il brano ha uno stile diverso dagli altri, ho sperimentato miscelando il gothic ed il black metal, dando vita ad un'atmosfera con arpeggi inquietanti, chitarre distorte ed urlati nel bel mezzo di un ritmo molto ballabile.

L'ultima canzone dell'album è "Opening A Portal", un titolo che apre un accesso a un emisfero importante della nostra vita: la sofferenza. Questo brano, di genere black metal, è un'introduzione al mio prossimo album, La Souffrance De Laisser, di cui parleremo più avanti…

3. Sei un musicista autodidatta per la maggior parte degli strumenti che suoni. Quanto ha inciso questo aspetto sulla tua identità artistica?

Risposta • Onestamente non mi reputo un autodidatta al 100%. Suonando e confrontandomi con gli altri ho sempre imparato qualcosa di nuovo. Ho preso lezioni di chitarra e di teoria musicale da Matteo Procopio, dopo nove anni da "autodidatta", e mio zio Salvatore mi sta formando da qualche anno su alcuni aspetti tecnici legati a registrazione, missaggio e altre competenze fondamentali.

Ho seguito un consiglio prezioso di mia mamma: aprirmi a 360°. Uno dei miei obiettivi è accumulare quanta più conoscenza possibile in questo settore della musica, dalla teoria alla pratica, dal leggere uno spartito a realizzare un album completamente da solo, dal riconoscere le note ad orecchio a suonare più strumenti possibile. Non voglio specializzarmi solo sulla chitarra, ma lavorare su più fronti, e questo mi aiuta tantissimo nel mio percorso da solista.

Applicando queste conoscenze con gli altri, ho scoperto quanto mi piaccia confrontarmi in questo ambito, mi appassiona. Cerco anche di trovare nuovi suoni per trasmettere emozioni agli ascoltatori. Mi piacerebbe approfondire la musicoterapia, perché la musica è una droga che non fa mai male. Ha sempre messo in moto il mio cervello su entrambi gli emisferi.
Insomma, la musica mi ha dato tanto e io voglio ricambiare, è uno scambio continuo.

4. Nei tuoi brani convivono elementi progressive, melodic death metal e influenze più ampie del mondo metal. Come costruisci un pezzo, parti dall'atmosfera, dal riff o dal testo?

Risposta • Io parto sempre dalle chitarre o da qualche minima idea alla batteria; il basso lo creo dopo aver finalizzato questi due strumenti. La batteria la trascrivo in MIDI e, fortunatamente, suonandola dal vivo ho imparato a comprendere meglio le dinamiche e a lavorare più efficacemente sul MIDI. I testi li scrivo sempre alla fine, perché il brano deve trasmettermi una certa sensazione all'ascolto, a meno che non abbia già le idee ben chiare, cosa che non capita spesso.

Questo metodo nasce dal fatto che nel mio genere sperimento moltissimo, ma ci sono casi particolari, come per esempio un brano che rilascerò nel mio secondo disco, intitolato "Last Summer (With You)". Credo sarà uno dei pezzi più intensi, perché la sua delicatezza trafigge l'anima. L'ho scritto in meno di una settimana, era l'estate del 2024, ero con i miei amici al "Mamma" di Catanzaro Lido, avevo la mia chitarra acustica e iniziai a strimpellarla. La chitarra era accordata diversamente dallo standard, e le mie mani poggiarono sulle corde come guidate da qualcosa. Ho formato due accordi che mi hanno gelato il sangue, perché quell'armonia raccontava qualcosa nel contesto in cui mi trovavo, i miei amici quella sera parlavano di trasferirsi altrove per lavoro e studio.

Nei giorni seguenti, a casa, ho completato il brano, una canzone semplice e breve, che sarà inserita in un album dal caos sonoro, pieno di sofferenza studiata e analizzata. Il brano affronta due temi importanti, il primo riguarda i giovani che lasciano la propria terra per cercare fortuna altrove. Chi parte lascia lì cuore e anima, portandosi con sé solo corpo e mente. Abbandonare ciò che si ha è sempre un rischio, non possiamo mai sapere cosa ci accadrà dopo.

Il secondo tema è un grande dilemma personale, sappiamo bene che il Sud Italia è meta turistica, molti parenti ci vengono a trovare, ma non sappiamo mai se quella sarà la loro ultima stagione, la loro ultima estate. Perciò bisogna godersi i propri affetti come se fosse l'ultimo giorno. Un po' di colore in un mondo così opaco può dare gioia e speranza a qualcuno.

5. Hai iniziato esibendoti anche per superare l'ansia da palcoscenico, persino suonando per strada. Cosa hai imparato dal confronto diretto con il pubblico?

Risposta • Ho avuto il mio primo confronto per strada in un modo alquanto simpatico. Ero uscito con alcuni amici a Carcare, in Liguria, in una tranquilla giornata d’estate nel 2017, suonavo da appena un anno. Ho visto in lontananza un ragazzo che imbracciava la chitarra e la suonava. Era seduto da solo su una panchina e io mi sono diretto verso di lui, abbandonando completamente il mio gruppo. Abbiamo parlato, non era del posto, era in vacanza, e mi fece provare la sua chitarra. È stata la prima volta che suonai uno strumento fuori dalle mura di casa.

Dopo quel giorno mi organizzai con lui e suonammo in giro. Quando lui se ne andò, decisi di fare la stessa cosa da solo, nello stesso punto, non chiedevo soldi, suonavo per me stesso. Negli anni scolastici successivi girava voce che sapessi suonare la chitarra e, per conto dell'Istituto Superiore "Patetta" che frequentavo a Cairo Montenotte, entrai a far parte di un gruppo di lettori, dove accompagnavo musicalmente le poesie. Ero un sottofondo, come il vento che ti accarezza mentre parli con qualcuno.

Il 2019 fu un anno intenso, suonai in giro con varie persone, tra locali, spettacoli in piazza (Cairo Medievale), da solo sul castello di Cairo Montenotte, in compagnia di alcuni musicisti del Teatro Cantiere a Piana Crixia, e in altri eventi meravigliosi. Conobbi tanta gente, la mia vita stava cambiando in meglio, riuscivo a respirare.

Dopo l'estate, con mia mamma, mi trasferii a Catanzaro e mi iscrissi all'Istituto "Grimaldi", non tanto per continuare gli studi, quanto perché sapevo che c'era una band musicale della scuola. Il primo giorno di prove avevo la chitarra con me e, anziché aspettare davanti alla scuola, presi la chitarra e suonai in piazza Matteotti. Da lì cominciò a circolare la voce e, in quei contesti, conobbi diversi ragazzi, tra cui Davide Chiriano; a scuola rimasi in contatto con altri musicisti, tra cui Marco Barberio. Insieme a loro fondai i Disgust Young all'inizio del 2020.

Purtroppo arrivò il Covid in un momento molto importante per me, mi stavo ambientando e facendo nuove conoscenze. Quando parlavo con il mio accento ligure, gli altri scoprirono che non ero del posto e mi sentivo un'entità sconosciuta per loro. Più avanti, quando le cose si calmarono, andai al parco Gaslini di mia spontanea volontà, ma col tempo smisi di andarci. Ora, vivendo a Catanzaro e non più nei quartieri, qualche volta strimpello in saletta al Polivalente con i miei amici; è da lì che ho iniziato a suonare anche la batteria.

Adesso sono molto preso dalle composizioni, ma una suonata in giro non mi dispiacerebbe affatto. Alla fine ho imparato a gestire l'ansia da palcoscenico. Anni fa ero molto chiuso, ora non mi vergogno di ciò che sono e punto sempre a migliorarmi anche come persona.

6. Dopo il debutto Live come solista e l'uscita dell'album, quali sono i prossimi passi per "Cardaemort"? Nuovi Live, un secondo disco, collaborazioni?

Risposta • Con questa domanda vorrei introdurre con grandissimo piacere tre musicisti che non ho citato fino ad ora: i miei live members. Loro sono Alberto Lamanna (chitarra), Francesco Vitaliano (basso) e Marco Geraci (batteria). Li voglio salutare e ringraziare con tutto il cuore. Con loro mi diverto tantissimo, ogni serata di prove è piena di risate, ma anche di serietà. Stanno facendo un lavoro straordinario per me, perché hanno deciso di sostenermi pur mantenendo una certa distanza dal progetto.

Il mio obiettivo è continuare con questo progetto da solo, sperimentare e tirare fuori singoli, EP o addirittura album, e suonare dal vivo con i miei ragazzi, vivendo insieme serate indimenticabili. Ce lo meritiamo tutti e quattro.

Riguardo al mio secondo disco, sono ancora nella fase di definizione del suono, voglio dargli un colore preciso, ma in questi mesi ho avuto tantissimi dubbi sulla composizione. Ho cancellato, rimosso, rifatto, importato ed esportato tracce, rielaborando più volte lo stesso progetto per vari motivi. Insomma, voglio che esca un lavoro davvero bello. Per quanto riguarda i testi, il tema principale sarà la sofferenza, sto cercando di creare diversi collegamenti attorno a questo tema delicato. Ho anche in mente altri lavori futuri, con collegamenti alla Valbormida, un capitolo importante della mia vita.

Per quanto riguarda le collaborazioni, per ora sono esterno con Cardaemort. Ho lavorato con Dasco, Skorpio e anche con mio zio Salvatore, che ha un progetto chiamato Savior Calabro, dove sperimenta con la musica elettronica. Infine, faccio parte della band death metal "Lectern" come chitarrista e suono anche nella tribute band di Ligabue "Sogni di Rock n' Roll". Spero di aggiungere altre persone, perché mi piace collaborare e fare tante serate, non solo in Calabria, ma anche oltre.

La storia di Francesco Bronti dimostra che la passione, quando è alimentata da curiosità e perseveranza, può trasformarsi in un progetto concreto e identitario. "Cardaemort" non è solo un nome, ma il simbolo di un percorso personale fatto di evoluzione, coraggio e ricerca sonora. In un panorama musicale spesso affollato, la sua scelta di costruire tutto con le proprie mani racconta una visione autentica, quella di chi non aspetta l'occasione perfetta, ma la crea. Un ringraziamento speciale infine va a Martina Gariano, compagna del buon Francesco, per il suo bel servizio fotografico e video. Grazie ragazza...

E a te, good fortune shadowy man...

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